Quando il posizionamento del brand non è più sufficiente
In questi mesi sono stata coinvolta in prima persona nell’organizzazione di un worskshop interno sulla strategia della sostenibilità per il nostro gruppo, con il supporto di CBA e in particolare di Cinzia Malerba e Margherita Sacchitiello. Grazie a loro ho scoperto un libro che mi ha profondamente colpita.
Eravate a conoscenza che i Brand vengono immessi sul mercato puntando sulle caratteristiche prestazionali?
“Il nostro dentifricio è migliore degli altri?! “Siamo più bravi a sbiancare i denti”.
Nel brand marketing questo gioco si chiama posizionamento.
Ma, ad oggi, non è più sufficiente perché è stato spazzato via dal Brand Activism.

Philip Kotler nel libro “Brand Activism” definisce questa forma di attivismo come “la chiara volontà da parte dell’azienda di assumersi responsabilità in ambito sociale e di partecipare al raggiungimento del bene comune”.
Il messaggio che viene veicolato è rivoluzionario perché viene messa in evidenza la necessità di esprimere attraverso azioni concrete quello che viene definito il brand purpose dell’ azienda, la ragione del perché esiste e questo al di là del semplice profitto.
Le aspettative nei confronti delle aziende sono oggi elevatissime, perché secondo l’ @Edelman trust barometer del 2021 il datore di lavoro è percepito come il nuovo rifugio in cui riporre la propria fiducia.
E’ giunta l’ora di uscire dalle nostre fabbriche, dal nostro perimetro di azioni e di gettare lo sguardo ad un ecosistema aperto che costruisca ponti con le università, con i partner, con le associazioni di categoria e con il mercato.
Cio’ che conta è l’azione e la domanda che dovremmo porci è: come può il nostro Brand risolvere quei problemi che preoccupano i nostri clienti e i nostri collaboratori?
Voi cosa consigliate?
#brand #activism #purpose #Brandmarketing #trust #posizionamento